Da un'indagine Acri – Ipsos emerge che il cittadino italiano dimostra
una buona capacità di adattamento, riorganizza la propria vita in
conseguenza della crisi, relativizza le proprie aspettative. Egli
modifica
e, ove necessario, ridimensiona i propri consumi, risparmia o tenta di
farlo anche quando è in difficoltà, pensa che gli sforzi per uscire
dalla crisi debbono essere fatti con coesione locale e buon coordinamento a livello
internazionale, quindi incrementa la sua fiducia nell'Unione Europea.
Guarda al futuro con un ottimismo nuovo, che “non è euforico”. La
preoccupazione per la gravità della crisi infatti è forte (il 78% degli
Italiani ritiene che sia grave) e per la sua durata (il 57% prevede che
ci vorranno più di 3 anni per uscirne del tutto). Quasi due terzi degli
Italiani (il 62% contro il 65% del 2008) nell'ultimo anno hanno inoltre
continuato a sperimentare dei disagi, ma più della metà della
popolazione si dichiara soddisfatta della propria situazione economica
(il 54% contro il 51% del 2008), il dato più alto dal 2002.
Riguardo all'investimento del proprio risparmio, la preferenza per la
liquidità rimane ancora il tratto che caratterizza gli Italiani. Il 62%
(era il 60% nel 2008) tiene o terrebbe i risparmi liquidi, mentre solo
il 33% (era il 35%) li investe o li investirebbe: tra questi calano
sensibilmente coloro che hanno la tendenza a investire buona parte dei
loro risparmi (dal 12% del 2008 al 9%). Tra le possibili forme di investimento, i più considerano ancora “il
mattone” (54%) l'investimento ideale; aumentano i propensi
all'investimento a rischio, che raddoppiano, passando dal 3% nel 2008
all'attuale 6%.
In merito alla percezione delle regole e dei
controlli per la tutela del risparmio, il numero dei fiduciosi torna a
contrarsi: nel 2008 il 44% riteneva regole e controlli efficaci, ora il
dato è del 39%. Gli Italiani sembrano sperare in una legislazione più
severa, con l'idea che questa consentirebbe rendimenti più certi (39%
sul totale, 48% sugli investitori).
La crisi ha indotto molti Italiani a ridefinire il livello e lo spettro
dei propri consumi: coloro che hanno sperimentato difficoltà li hanno
drasticamente ridotti, ma anche quelli che non hanno visto peggiorare
il proprio tenore di vita dichiarano di aver calmierato i propri.
La crisi sembra aver indotto ad investire di più sul futuro (55%)
piuttosto che concentrarsi sull’immediato “carpe diem” (40%).


